venerdì , 19 ottobre 2018
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Intelligenza artificiale, IoT e privacy: quali normative?

Intelligenza artificiale, IoT e privacy: quali normative?

Bill Gates ha provocatoriamente suggerito di far pagare le tasse ai robot (dato che “rubano” il lavoro agli esseri umani); tuttavia l’aspetto fiscale non è l’unico ad entrare nei quadri normativi incaricati di definire diritti, doveri e regole da adottare quando l’applicazione di una tecnologia impatta fortemente sul tessuto sociale.
Con il Regolamento generale sulla protezione dei dati adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio il 27 aprile 2016, si sono affrontati i problemi dalla privacy declinandoli su quello che di fatto è già il “mercato unico digitale”, allo scopo di tutelare i dati personali grazie a norme comuni, uniformi ed immediatamente operative (ovvero esecutive senza la necessità di essere recepite e modificate a livello nazionale).
Per quanto riguarda l’IoT e la raccolta di dati potenzialmente sensibili resa possibile da questa tecnologia, l’indicazione è quella di ricorrere al principio di prevenzione, ad esempio utilizzando sia la cifratura che la pseudonimizzazione (che consiste nell’attribuire agli utenti un’identità fittizia, insufficiente – da sola – a risalire all’identità reale dei soggetti).
Per quanto riguarda il trattamento dei dati, invece, a norma dell’art. 5 – che fornisce le definizioni dei concetti più importanti – sembrerebbe esclusa la titolarità ad elementi come il software o l’intelligenza artificiale; in particolare, l’articolo 22 prevede testualmente che «l’interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona».
In ogni caso, nel momento in cui la legge e la tecnologia si incontrano – e lo fanno in contesti transnazionali – le cose sono tutt’altro che semplici ed occorre quindi essere molto prudenti per non incorrere in eventuali sanzioni.

Fonte: insidemarketing.it

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